Ljudmila Evgen’evna Ulitskaya

Davlekanovo (Russia) 1943 - vivente
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«Mi sento una studiosa delle frontiere e dei confini, non solo geografici – nella vita di una persona ci sono tante frontiere.»

Profondamente attenta e attiva sul fronte dei diritti umani e delle libertà individuali, Ludmila Ulitskaya, scrittrice russa di romanzi e opere teatrali, è considerata uno dei maggiori esponenti mondiali del romanzo psicologico contemporaneo. Nelle sue storie raccontante con talento, umorismo e tenerezza si intrecciano la vita e la morte, l’amore e la rinascita, sovente sullo sfondo di una terra complessa e difficile. Qui, tra la «piccola gente», tra coloro che vivono ai margini della società, la Ulitskaya trova i suoi protagonisti: personaggi insoliti e autentici che si muovono a piccoli, grandi passi nella quotidianità, ognuno con le proprie complessità e contraddizioni.
Autrice che si distingue per la profondità e la portata delle sue trame, è stata insignita nel 2011, in Francia, del premio Simone de Beauvoir, che viene riconosciuto a coloro che, attraverso le proprie opere e azioni, contribuiscono a promuovere la libertà delle donne nel mondo. Il premio le è stato assegnato “per l’acuto senso di democrazia e di giustizia che traspare dalle sue opere”.
In Italia è diventata famosa per i racconti e i romanzi incentrati su potenti figure femminili. Sebbene non si definisca una femminista, né qualifichi la propria produzione come imperniata su storie femminili, è pur vero che i suoi racconti offrono ritratti di donne indimenticabili. È proprio delle donne di tutti i tempi e in tutti i contesti, come spiega lei stessa, dare prova di immaginazione, inventiva e coraggio per portare sulle spalle le responsabilità famigliari, dei figli e lavorative allo stesso tempo. La Russia in particolare è un Paese in cui la popolazione maschile nel XX secolo è stata decimata dalle rivoluzioni e dalle guerre – mondiali, ma anche minori e senza nome come quelle del Caucaso – molti uomini sono in prigione, molti altri vittime dell’alcolismo. Le donne hanno sviluppato la forza, la pazienza e la dignità per affrontare e portare il peso degli avvenimenti. Sono queste le donne che hanno costituito l’entourage della Ulitskaya e che hanno poi popolato i suoi racconti.
Nata nel 1943 nella regione degli Urali in una famiglia di intellettuali e ricercatori moscoviti, Ludmila Ulitskaya crebbe a Mosca in un periodo, il dopoguerra, in cui ondate di persone in fuga dalle campagne si riversavano nella città, le baraccopoli crescevano rapidamente e gente senza più radici alimentava una società sempre più proletarizzata. «In questo magma umano ho vissuto il più difficile periodo della mia esistenza.» Ma è forse proprio questo “magma umano” che le offrì il complesso e variegato spaccato di vite che avrebbe successivamente raccontato con grande attenzione e rispetto.
La vita di Ludmila fu presto segnata dal regime sovietico. I nonni, che erano all’opposizione, furono catturati e mandati nei gulag. Per anni la famiglia non ne ebbe notizie. Stalin lanciò una campagna antisemita accusando i medici di origine ebraica di essere «untori» e «avvelenatori». La madre, di origine ebraica, venne licenziata. «La situazione si fece molto tesa. Anche le ragazze dovevano apprendere un approccio maschile alla vita. Io imparai a combattere per strada, a fare a pugni. Sono riuscita a resistere bene in questa prova, ne sono uscita fortificata».
Preponderanti nei suoi racconti sono i temi della libertà, della tolleranza verso ciò che viene percepito come straniero e le infinite risorse dell’essere umano. In Daniel Stein, traduttore, ad esempio, il peso imposto da frontiere e confini, non solo geografici, trova la sua nemesi nella volontà di facilitare la comprensione reciproca e nella ricerca della libertà. Ricerca che passa attraverso l’accettazione di modi di vivere e di pensare inconcepibili per il proprio modo di essere, e attraverso il distacco dai principi e dagli stereotipi che ogni persona adotta e interiorizza nel corso della vita. Il dono delle lingue, vissuto come desiderio di mettere in comunicazione idiomi, culture e fedi diventa la chiave per annullare la diffidenza, la paura e l’odio verso lo straniero e, in ultima analisi, un simbolo di amore e umanità.
L’attenzione all’essere umano che trasuda dai suoi romanzi non si limita però alla sfera emotiva o spirituale. Lo sguardo affascinato e stupito al corpo umano, in tutti i suoi meccanismi ed espressioni, è un altro grande filo conduttore della sua produzione letteraria e dona una prospettiva a 360° dell’«unico essere al mondo che sia consapevole del legame tra il concepimento e la procreazione, fra l’amore fisico e quell’altro, che solo l’uomo conosce.» La Ulitskaya ha un passato da genetista, con una laurea in genetica conseguita all’Università Lomonosov di Mosca. Si era presto resa conto che, essendo la ricerca nelle scienze umane limitata dal regime, la ricerca scientifica offriva maggiori prospettive e possibilità di avvicinare una verità più profonda. «Non volevo una vita di compromessi.»
Nel 1970, fu licenziata dall’Istituto di ricerca genetica dove lavorava come ricercatrice, con l’accusa di “diffusione di libri proibiti” o “Samizdat”. Fu arrestata quando, da un’analisi dei nastri della sua macchina da scrivere, risultò che aveva copiato l’Exodus di Leon Uris. A quell’epoca, una grande parte della poesia e della prosa russa era proibito, così come molte opere straniere. La sete di conoscenza veniva appagata dividendosi i libri tra amici e passando la notte a ricopiarli o a tradurli. «In Russia è sempre esistita una censura molto rigida, sia in epoca zarista sia in quella sovietica. Forse è stata abolita solo a partire dagli anni di Eltsin. Oggi la censura continua a non esistere nel campo della letteratura, ma è tornata a colpire i mezzi d’informazione. Proprio i giornalisti nell’ultimo decennio si sono trovati in una situazione pericolosa: decine dei più brillanti hanno pagato con la vita il diritto (e il dovere) di denunciare la verità sui mali e i vizi della società. Ma poiché il pensiero libero esiste anche al di fuori dei programmi televisivi e dei reportage giornalistici, nulla può vietarlo e annientarlo.»
Per dieci anni la Ulitskaya non poté più lavorare. Morti i genitori, senza un impiego, divorziata dal primo marito e con due figli da crescere, iniziò per lei un periodo di rimessa in discussione, di ricostruzione dalle fondamenta. Negli anni ottanta arrivò la svolta: la proposta di diventare direttrice artistica per il Teatro Ebraico di Mosca. Per tre anni gestì il repertorio, facendo un lavoro a metà strada tra l’ufficio stampa e la consulenza letteraria e leggendo migliaia di libri relativi a questioni ebraiche. Iniziò in quel periodo il suo itinerario nella letteratura. Il racconto Sonja (Сонечка, 1995) attrasse l’attenzione del mondo letterario e segnò l’inizio della sua carriera di scrittrice. Pubblicò dapprima in Francia, per Gallimard. Poi arrivò il successo anche in Russia con l’assegnazione di premi letterari come il Booker Prize Russia, il Premio Nazionale, il BIG BOOK. I suoi romanzi sono pubblicati in Italia da e/o, Einaudi, Frassinelli e Bompiani e le hanno valso i premi Giuseppe Acerbi (1998), Penne (1997, 2006), Grinzane Cavour (2008) e Premio Bauer/Ca’Foscari (2010). Con più di due milioni di copie vendute, traduzioni in trentadue lingue, Ludmila Ulitskaya è autrice di romanzi, racconti per bambini e opere teatrali. Partecipa a un progetto interculturale e intersettoriale per l’infanzia dell’Unesco di Mosca, per cui ha scritto Other, Others, Otherwise. Il progetto si propone di diffondere presso le biblioteche e le scuole di provincia libri per bambini, in russo e in inglese, incentrati sui principi della tolleranza, della promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale e interreligioso. È collaboratrice presso l’Istituto di Tolleranza della Biblioteca Statale di Letterature Straniere, la cui missione è aprire in ogni città dei centri in cui tenere incontri e far pervenire regolarmente libri di letteratura straniera e in lingua straniera. È inoltre membro del Parlamento culturale europeo.
«È nei momenti in cui la gente non riesce a trovare ragioni di felicità al di fuori della lettura o della musica, che queste due sfere culturali diventano essenziali.»
Tra i suoi successi, oltre a quelli già citati, ricordiamo la recente pubblicazione della corrispondenza con Michail Khodorkovskij, ex-oligarca attualmente detenuto per evasione fiscale, dichiarato prigioniero di coscienza da Amnesty International.
Tra le sue opere citiamo inoltre:
Imago (Зеленый шатер, 2010)
Un bicchiere di acqua fresca. Cronache da una Russia solidale e sconosciuta (Человек попал в больницу, 2009)
Daniel Stein, Traduttore (Даниэль Штайн, переводчик, 2006)
Sinceramente vostro, Surik (Искренне Ваш Шурик,2003)
Le bugie delle donne (Сквозная линия, 2003)
Il dono del dottor Kukotsky (Казус Кукоцкого, 2001)
Funeral Party (Веселые похороны, 1997)
Medea (Медея и ее дети, 1996)

Tra i numerosi premi letterari e riconoscimenti, oltre a quelli già menzionati, si segnalano:
Premio Pak Kyong-ni (2012, Sud Corea)
Premio Oleg Tabakov (2011, Russia, per “Imago”)
Candidata nel 2009 al Man Booker International Prize
Premio Father Alexander Men (2008, Germania-Russia)
Premio nazionale Olympia (2007, Russia)
Premio letterario nazionale (2005, Cina)
Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres (2004, Francia)
Premio Ivanushka come scrittore dell’anno (2004, Russia)
Romanzo dell’anno (2004, Russia) per Sinceramente vostro, Surik
Cavaliere dell’Ordre des Palmes Académiques (2003, Francia)
Premio Medici (1998, Francia)

Daniela Marchiotti

Si è diplomata in Interpretariato e Traduzione e laureata in Scienze della Mediazione Linguistica presso l’ISIT, oggi Dipartimento di Lingue Fondazione Milano. Dopo l’università ha lavorato come traduttrice e terminologa nell’ambito tecnico-legale, in particolare dal 2004 al 2012 per Saipem, società del gruppo Eni. Oggi, ricopre per Saipem il ruolo di project management engineer, ma continua a svolgere l’attività di traduzione come freelance.

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